Salute in viaggio
Hawaii

Isole da brivido

 

Non tutte le isole dei film e dei romanzi sono paradisiache, anzi. Alcune sono disabitate e ostili o sono delle carceri, e non invitano certo a chiedersi quale libro portarsi dietro per passare il tempo, ma piuttosto a domandarsi come riuscire a sopravvivere!

Lost (Hawaii)

Serie televisiva, 2004-2010
All’inizio sembra la solita storia di un incidente, con un senso di déjà-vu: un aereo si inabissa nell’oceano, i superstiti finiscono su un’isola tropicale. Ma poi… Bisognava che qualcuno provasse a riunire su un’unica isola di fantasia tutti i temi, le paure e i fantasmi che da sempre ispirano le isole lontane da ogni forma di civiltà: l’ignoto, il ritorno alla vita selvatica, la carcerazione, l’organizzazione alla Robinson Crusoe, la follia e, soprattutto, l’isola come laboratorio di esperimenti segreti e mostruosi, secondo una tradizione diffusa nella letteratura, da L’isola misteriosa di Jules Verne a L’invenzione di Morel di Adolfo Bioy Casares, passando per L’isola del dottor Moreau di H.G. Wells. Ci ha provato J.J. Abrams: il che non stupisce da parte di chi ha ideato la serie Alias e ha resuscitato sul grande schermo Star Trek e Star Wars.
Lost è stato girato davvero su un’isola, ma tutt’altro che deserta: si tratta di Oahu, la più popolosa dell’arcipelago delle Hawaii. Sull’isola erano state già ambientate due serie televisive, Hawaii Squadra Cinque Zero e Magnum, P.I., tuttavia in questo caso è servita per simulare un’isola disabitata – le scene della spiaggia sono state in massima parte girate a North Shore – e persino le città di tutto il mondo! Numerose scene della serie, ambientate a New York, Parigi, in Iraq o in Germania, sono state in realtà filmate in diversi quartieri di Honolulu.

King Kong (Nuova Zelanda)

Film, regia di Peter Jackson, USA/Nuova Zelanda 2005
Scrivendo L’origine delle specie, Charles Darwin non poteva immaginare che avrebbe fornito una giustificazione scientifica a King Kong. Il gorilla gigante ideato nel 1933 da Schoedsack e Cooper è il tipico esemplare di una specie endemica la cui evoluzione è stata circoscritta in un territorio limitato e determinata da quell’ambiente. King Kong, i suoi compagni dinosauri e i ragni giganti sono endemici dell’Isola del Teschio, al largo di Sumatra – le isole lontane sono l’ideale per la crescita indisturbata di specie preistoriche e mostruose, vi ricordate Jurassic Park? Nel remake di Peter Jackson, che è anche un intelligente e divertente omaggio al film originale, all’isola in questione è stato conferito un piacevole splendore visivo.
Nel film del 1933, la tribù che vive sull’immaginaria Isola del Teschio era chiaramente ispirata alla cultura indonesiana; quella del remake di Peter Jackson sembra invece avere le caratteristiche delle popolazioni polinesiane più remote. Come per Il Signore degli Anelli, Peter Jackson ha girato King Kong nella sua terra natale, la Nuova Zelanda: lo Stretto di Cook ha così accolto tutte le scene ambientate sull’Oceano Indiano, mentre le coste di Wellington sono servite per simulare la terrificante Isola del Teschio.

Papillon (Isola del Diavolo, Guyana)

Libro, Henri Charriere, 1969
C’è il sospetto che Henri Charrière non abbia vissuto tutte le esperienze e gli avventurosi tentativi di evasione dall’Île du Diable di cui narra, ma che alcuni siano capitati ad altri detenuti del più celebre bagno penale francese; tuttavia
ciò non toglie nulla alla forza del suo racconto. Papillon – così era soprannominato Charrière all’epoca della sua incarcerazione, negli anni ’30 – è l’avvincente testimonianza della prigionia in un’isola sperduta al largo della Guyana. E se la veridicità delle fughe di Papillon lascia talvolta qualche dubbio, la descrizione delle condizioni da gulag che regnavano sull’Île du Diable suona talmente autentica che si può considerare uno dei documenti letterari più incredibili del XX secolo: una prigionia crudele (anche dentro gabbie per animali) tra zanzare, formiche, febbri tropicali e altri orrori.
L’Île du Diable (Isola del Diavolo) è la più settentrionale delle tre isole vulcaniche ‘du Salut’ (della Salvezza), 17 km al largo di Kourou. Per un secolo è stata luogo di deportazione: vi transitò, tra gli altri, il capitano Alfred Dreyfus, protagonista sfortunato e innocente di un celeberrimo affare di spionaggio. Le tre isole appartengono oggi al Centre Spatial Guyanais (Centro Spaziale della Guyana) e possono essere visitate: le strutture del bagno penale sono state conservate e sull’Île Royale c’è anche una locanda!

Venerdì o il limbo del Pacifico (Isole del Pacifico)

Libro, Michel Tournier, 1967
Robinson Crusoe è una storia d’amore: quella del naufrago con la sua isola. Riprendendo la trama e il personaggio nati dalla penna di Daniel Defoe, ormai mitici, Michel Tournier ne ha esaltato la portata metafisica. Robinson si fa di volta in volta pigmalione dell’isola, che chiama ‘Speranza’ e tenta di dominare, poi amante, accoppiandosi con essa – in senso figurato e non solo –e infine figlio, imparando qual è il proprio posto e accettandolo. Questa maieutica avrà per maestro Venerdì, il ‘buon selvaggio’ che nella cultura tradizionale andava invece educato. Una riflessione sull’identità, sorretta da una lingua ricca, precisa e scorrevole, che è valsa a Tournier il Gran Prix du roman dell’Académie française.
La storia di Robinson Crusoe era stata suggerita a Defoe dalla vicenda realmente accaduta di Alexander Selkirk, marinaio scozzese che passò quattro anni da solo su un’isola deserta del Pacifico, a più di 600 km dalle coste cilene. L’isola è oggi abitata ed è stata chiamata ‘Róbinson Crusoe’ dai cileni. Per ironia della sorte – o forse degli uomini – un’altra isola dell’arcipelago porta il nome di Alexander Selkirk. Isola sulla quale il marinaio non mise mai piede, ma che è, lei sì, ancora oggi disabitata…

Cast Away (Isole Fiji)

Film, regia di Robert Zemeckis, USA 2000
Nuova epoca, stesso mito: in questo XXI secolo nascente Robinson Crusoe non è vittima di un naufragio ma di un disastro aereo, e non ha la compagnia di un indigeno ma quella di un pallone da pallavolo ribattezzato Wilson. Per interpretare questo Robinson moderno, Tom Hanks è ingrassato di proposito per poter dimagrire in maniera spettacolare una volta arrivato sull’isola. A sottolineare il vuoto e la solitudine del personaggio, Robert Zemeckis ha scelto, cosa rarissima a Hollywood, di non utilizzare musiche di sorta per tutte le due ore del film.
Nel film Tom Hanks raggiunge fortunosamente a nuoto una delle innumerevoli Isole Cook, ma le riprese si sono svolte in realtà a Monuriki, isola vulcanica dell’arcipelago delle Fiji. Conquistata l’indipendenza dalla Corona britannica nel 1970, le 322 Isole Fiji sono per i due terzi ancora disabitate, e del resto talmente piccole che bisogna cercarle con la lente d’ingrandimento sull’atlante. Vi venisse mai voglia di scovare Monuriki, digitate ‘-17.609277,177.0397’ su Google Maps.

L’amore che non muore (Saint-Pierre-et-Miquelon)

Film, regia di Patrice Leconte, Francia 2000
Dalle prime battute può succedere di pensare che si tratti della storia non così originale di un triangolo amoroso. Ma qui si inserisce un elemento del tutto inatteso: la ghigliottina. Sempre che arrivi, questa famosa ghigliottina, per eseguire la sentenza di condanna contro il marinaio interpretato da Emir Kusturica, e non è detto che succeda: l’Isola di Saint-Pierre è talmente lontana dalla madrepatria che, a metà del XIX secolo, le autorità locali non sono sicure di riceverla né di trovare un boia capace di azionarla. Un anno di rinvii, in mezzo alle nevi dell’isola battuta dai venti delle sue coste, permetterà al marinaio di riscattarsi e unire tragicamente il proprio destino a quello del capitano (Daniel Auteuil) e della moglie di quest’ultimo (Juliette Binoche).
Saint-Pierre-et-Miquelon, 25 km al largo di Terranova, è tutto ciò che rimane dei possedimenti francesi in Nord America. Non esiste collegamento diretto con la Francia metropolitana, ma può essere raggiunta in aereo da diversi aeroporti del Canada o in traghetto da Halifax. Ritroverete i paesaggi del film in Nova Scotia, sull’Isola del Capo Bretone, dove è stato in gran parte girato: seguendo il Cabot Trail, un anello di 268 km che attraversa il Cape Breton Highlands National Park, si può apprezzare pienamente, tra la terra e il mare, lo splendore della ‘Nouvelle-France’ di un tempo.

Alcatraz
L’isola di Alcatraz, San Francisco, USA.
©f11photo/Shutterstock

The Rock (Alcatraz, Baia di San Francisco)

Film, regia di Michel Bay, USA 1996
Ufficialmente nessun prigioniero può evadere dall’isola di Alcatraz. A meno che non si chiami James Bond. Nel film è stato ribattezzato John Mason, ma non fatevi ingannare: un ex agente segreto britannico degli anni ’60 interpretato da Sean Connery difficilmente potrà farsi passare per altri che l’agente 007. L’originalità del film sta nell’aver fatto rientrare ad Alcatraz il protagonista, invece di farlo uscire, affinché liberi un gruppo di turisti presi in ostaggio da un Marine che minaccia di far piovere missili su San Francisco. Se la trama è poco convincente, le scene d’azione sono condotte a tamburo battente da uno Sean Connery che, a 65 anni suonati, lascia al povero Nicolas Cage un ruolo che somiglia a quello della classica fanciulla in pericolo.
Soprannominata ‘la Roccia’, Alcatraz fu per più di trent’anni
una prigione di massima sicurezza, diventata un mito americano grazie ai suoi ospiti più celebri – tra i quali Al Capone – e alla notoria impossibilità di evadervi. Le correnti marine che circondano l’isolotto di nove ettari non davano scampo a chi tentava la fuga. La visita ad Alcatraz è gratuita, ma bisogna pagare il traghetto per raggiungerla: oltre un milione di persone viene ogni anno ad ammirare la vista sulla Baia di San Francisco e il Golden Bridge, a vedere le celle e anche a osservare gli uccelli.

Contenuto tratto da: “Viaggiare in poltrona” © Lonely Planet e Place des éditeurs 2013 | Ed. italiana © EDT 2014, 272 pp

(Credits foto apertura: Giardino botanico di Ho’omaluhia a Kaneohe, Oahu, Hawaii ©Shane Myers Photography/Shutterstock)

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