Salute in viaggio
Kenya

Viaggiare con i cartoon

 

Anche se spesso attingono ad antiche leggende o fanno parlare gli animali, i film d’animazione sono in molti casi ambientatiin paesi reali.

Kirikù e la strega Karabà (Africa occidentale)

Michel Ocelot, 1998, Francia/Belgio/ Lussemburgo

I più bravi a parlare dell’Africa sono sempre gli africani. E il piccolo Kirikù, ancor prima di

uscire dal grembo materno, parla già. Alla guida di una coproduzione internazionale, il francese Michel Ocelot, cresciuto in Guinea, si rivolse ad attori senegalesi per doppiare i personaggi del suo Kirikù e la strega Karabà e a Youssou N’Dour per la colonna sonora. Il famoso cantante, anch’egli senegalese, utilizzò numerosi strumenti originari dell’Africa occidentale (sanza, balafon, kora) e scrisse la canzone finale in wolof, la lingua vernacolare del Senegal, del Gambia e della Mauritania. Sono questi elementi a donare alla storia, basata su racconti tradizionali dell’Africa occidentale, estranea a qualsiasi forma di manicheismo e di censura – coraggiosa la scelta di non coprire i seni delle donne – quella sua impronta così particolare.

  • Il villaggio di Kirikù, con capanne rotonde dal tetto di paglia, è il tipico insediamento che si incontra in Africa occidentale nel bacino del Fiume Niger. I dintorni si ispirano invece alle giungle di Henri Rousseau, il Doganiere, il che dà luogo a un’interessante combinazione di semplicità figurativa ed esuberanza paesaggistica.

Il re leone (Africa equatoriale e orientale)

Walt Disney Animation Studios, 1994, Stati Uniti

Anche se celebra la grande madre Africa con tramonti rosseggianti e la mobilitazione di tutte le specie faunistiche del continente, Il re leone è un
mix internazionale. Gli studios della Walt Disney attinsero dal manga Kimba, il leone bianco, del giapponese Osamu Tezuka, la storia di questo leoncino che, detronizzato dal perfido zio, lotta per riconquistare la corona della savana. Il film deve molto anche alla canzone ‘Il cerchio della vita’ di Elton John e Tim Rice e alle musiche di Hans Zimmer, che per questa pellicola vinse un Oscar. Non stupisce, quindi, che il successo sia stato altrettanto internazionale.
• Il realismo e la bellezza dei paesaggi africani si devono sia al talento degli animatori sia al viaggio che essi effettuarono in Africa orientale per cercare ispirazione. Dal Kenya il gruppo portò anche altro: un repertorio di vocaboli in swahili (lingua parlata anche in Tanzania, Uganda, Ruanda, Congo e Burundi), molti dei quali furono usati per dare il nome ai personaggi (Simba significa ‘leone’, Nala ‘dono’, Rafiki ‘amico’), e la locuzione ‘Hakuna Matata’, che divenne il segno distintivo del film.

Porco rosso (Italia e Croazia)
Hayao Miyazaki, 1992, Giappone

L’Adriatico è ancora più bello visto dal cielo. Soprattutto quando ai comandi dell’aereo c’è Hayao Miyazaki. Il pilota accanto al quale ci fa volare ha il muso di un maiale al posto del volto, ma ispira immediatamente fiducia: si è ritirato, tranquillo, su un’isola paradisiaca, disprezza le camicie nere che scorrazzano nelle strade dell’Italia fascista e ogni tanto rifila una batosta ai pirati, sia di mare sia dell’aria. E poi, ha gli stessi baffetti di Clark Gable e un’eleganza disinvolta che ricorda Bogart. In breve, ha classe, una qualità sempre più rara nell’Italia tra le due guerre, stretta nella morsa della crisi e del fascismo.

  • Collocato in un preciso contesto spazio-temporale, il film evoca con grande efficacia l’Italia e la Croazia degli anni ’20 e mostra una cura per il dettaglio che giunge fino a far fumare sigarette Gitanes al ‘porco rosso’; anche le strade di Milano e di Fiume sono molto verosimili e i paesaggi della Baia di Kvarner, dove si trova l’isola del protagonista, incantevoli. Quando Miyazaki iniziò la lavorazione del film la guerra in Jugoslavia era appena scoppiata: a questo si deve il tono a tratti molto serio. Da allora le cose sono fortunatamente cambiate e oggi la costa croata è diventata la più importante destinazione turistica della ex Jugoslavia.

Chico & Rita (Cuba e New York)
Tono Errando, Fernando Trueba e Javier Mariscal, 2010, Spagna

I film d’animazione permettono miracoli che raramente sono concessi al cinema tradizionale. Per esempio, riunire sullo schermo Ben Webster, Charlie Parker, Thelonious Monk e Dizzy Gillespie. Un ‘dream team’ per un film dedicato al jazz degli anni ’40 e ’50, che si sposta da Cuba a New York via Hollywood e Parigi, seguendo l’amore contrastato della cantante Rita e del pianista Chico. Un’altra star musicale del film è Bebo Valdès, autore della colonna sonora originale. Figura fondamentale della scena musicale dell’Avana fino all’ascesa al potere di Fidel Castro, Valdès visse per anni nell’oblio a Stoccolma, prima di essere riportato sotto i riflettori da Fernando Trueba nel film documentario Calle 54. Bebo Valdès è morto nel marzo del 2013, pochi mesi dopo l’uscita di Chico & Rita.

  • Per restituire l’atmosfera dell’Avana di fine anni ’40 il regista Fernando Trueba e l’artista visuale Javier Mariscal non solo hanno esplorato a fondo la città, ma hanno anche avuto modo di visionare le fotografie di ogni strada della capitale cubana conservate a partire dal 1949. I luoghi più significativi del film sono ovviamente quelli in cui si esibiscono i musicisti: il Tropicana Club (di cui Bebo Valdès fu direttore per dieci anni) nel quartiere di Marianao, ma anche il cabaret dell’Hotel Plaza a New York.

Esteban e le misteriose città d’oro (America meridionale e centrale)
Coproduzione televisiva franco-giapponese, 1982

Un’intera generazione di bambini ha sognato orizzonti lontani seguendo le avventure di Esteban, Zia e Tao alla ricerca di misteriose città d’oro. Trentanove episodi, tanti quanti sono i gradini di una piramide che conduce al segreto dell’impero scomparso di Mu. Su un condor in oro massiccio, i tre bambini scopriranno tutte le grandi culture precolombiane, da quella preincaica di Tihuanaco sulle Ande boliviane alle città maya del Messico, proprio nell’epoca in cui l’Europa, personificata da Pizarro, inizia la conquista del continente, nel XVI secolo.

  • Non c’è bisogno di credere alla leggenda dell’El Dorado e delle sette città d’oro di Cibola per mettersi sulle tracce di Esteban, Zia e Tao. Tra le vestigia precolombiane che i tre bambini visitano, le più spettacolari restano quelle di Machu Picchu, città inca arroccata a 2500 m sulle Ande peruviane. I più avventurosi possono arrivarci dopo giorni di marcia lungo il Cammino degli Inca.

Il libro della giungla (India)
Walt Disney Animation Studios, 1967, Stati Uniti

Gli studios della Disney trasformarono la giungla inquietante e crudele di Rudyard Kipling in una pista da ballo in cui si suona il jazz. La qualità di questo film d’animazione non è dunque da ricercarsi nel rispetto dell’opera originale, ma piuttosto nella colonna sonora, doppiamente eccezionale. Da un lato per le canzoni, diventate classici della musica per bambini, come ‘Ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile…’, dall’altro per la novità di affidare le voci dei personaggi ad attori noti per creare una vera e propria osmosi sullo schermo tra l’orso Baloo, la pantera Bagheera, il re Luigi e gli attori incaricati di dar loro vita.

  • Rudyard Kipling aveva in mente un paesaggio ben preciso quando creò il personaggio di Mowgli: l’India, paese dove visse per 12 anni, e più precisamente la giungla del Madhya Pradesh, situata nel cuore del paese. Nella regione si parla l’hindi ed è da quella lingua che Kipling attinse i nomi di Baloo (‘orso’), Bagheera (‘pantera’) e Hathi (‘elefante’). La giungla di Mowgli esiste ancora: il ragazzino crebbe nella foresta di Pench, oggi protetta all’interno dell’omonimo parco nazionale… detto anche ‘Mowgli Land’.
India
Il complesso di templi induisti e giainisti di Khajuraho in Madhya Pradesh, India.
©saiko3p/Shutterstock©Maggy Meyer/Shutterstock

Mulan (Cina)
Tony Bancroft e Barry Cook, 1998, Stati Uniti

Sono finiti i tempi delle principesse belle e timide che desiderano più di ogni altra cosa il bacio del principe azzurro. Mulan si taglia i capelli, indossa l’armatura del padre per evitargli di andare in guerra e parte per combattere gli Unni che dilagano nel Regno di Mezzo. Gli studios Disney hanno svoltato con questo canovaccio femminista basato su una leggenda cinese del VI secolo. Paesaggi ispirati all’acquerello cinese, musica sinfonica, epica e romantica, più adulta del solito, composta da Jerry Goldsmith: la Disney ha superato i propri limiti varcando la Grande Muraglia cinese.

  • Si dice che la Grande Muraglia sia l’unica opera umana visibile dallo spazio. Essendo ancora difficile andare a verificare di persona, è meno dispendioso recarsi sul posto per rendersi effettivamente conto della sua imponenza. La costruzione, iniziata nel III secolo a.C., proseguì per due millenni lungo un tracciato di 6700 km. Solo una mente mossa da un’ambizione smisurata poteva concepire un simile progetto: era quella dell’imperatore Qin Shi Huangdi, che si distinse per altri gesti clamorosi, come far bruciare tutti i libri pubblicati prima del suo regno e farsi seppellire con un esercito di guerrieri di terracotta, scoperto 2300 anni più tardi a Xi’an.

Madagascar
Eric Darnell e Tom McGrath, 2005, Stati Uniti

Guardando la locandina del film (o di uno dei suoi sequel), qualcuno potrebbe rimanere stupito di vedere un leone, una zebra, una giraffa, un ippopotamo e dei pinguini sopra il titolo Madagascar, perché sulla grande isola non vive alcuno di questi animali. Il fatto è che vi sono giunti in nave, dopo essere evasi dallo zoo di Central Park. Basta pensarci. Per la cronaca, lo zoo di Central Park non ospita leoni, zebre, giraffe né ippopotami, ma solo alcuni pinguini.

  • Come i creatori di Kirikù e la strega Karabà, gli animatori di Madagascar si sono ispirati alle giungle di Henri Rousseau, il Doganiere, per dare vita alle foreste dell’isola. Il Madagascar è ricco di flora e fauna in gran parte endemiche, prodotti evolutivi di milioni di anni di isolamento nell’Oceano Indiano. Tra gli animali vi sono i lemuri e i fossa, specie rispettivamente vegetariane e carnivore, come si vede anche nel film. Ogni anno sull’isola vengono scoperte nuove specie, tra cui il più piccolo primate del mondo, battezzato con il grazioso nome di microcebo di Madame Berthe. Per preservare questa eccezionale biodiversità, attualmente in Madagascar sono protetti 3,5 milioni di ettari di territorio.

Tratto da Viaggiare in poltrona, pagine 100-103

(Credits foto apertura: Un leone e una leonessa si riposano nel Masai Mara, Kenya ©Maggy Meyer/Shutterstock)

Lonely Planet
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